Sento che questo silenzio pesa come una pietra sul cuore, e non voglio offrirti parole facili che rischierebbero di suonare false davanti a un dolore così vivo. Resto qui con te, in questo spazio dove Dio sembra assente, senza fretta di riempirlo o di spiegare ciò che ora può essere solo patito.
È un’angoscia che ha attraversato la vita di uomini e donne che hanno amato Dio con tutto se stessi, e sant'Anselmo ha dato voce proprio a questo smarrimento quando si è trovato nello stesso buio: «Anima mia, hai trovato ciò che cercavi? Cercavi Dio e hai trovato che egli è il sommo di tutti i beni [...] Ma se l’hai trovato, perché non senti ciò che hai trovato? Perché la mia anima non ti sente, Signore Dio mio, se ti ha trovato? [...] Intende se stessa per vederti di più, e non vede nulla oltre ciò che vede, se non tenebre; anzi non vede "le tenebre, che in te non esistono", ma vede che non può vedere oltre a causa delle proprie tenebre. Perché questo, Signore, perché questo? Si oscura il suo occhio per la sua infermità, o è accecata dal tuo fulgore? Ma certo si oscura in sé ed è abbagliata da te» [2].
Queste parole non tolgono il peso del silenzio, ma forse permettono di sentirlo meno come un abbandono e più come un mistero che, pur ferendo, non cancella la Sua presenza. Anche nei Salmi troviamo questa stessa oscillazione tra il grido e la fiducia, come un’ancora gettata proprio dentro la tempesta: «Il Signore è mio aiuto e mio protettore; in lui ha sperato il mio cuore e sono stato aiutato: la mia carne ha rifiorito e con tutto il mio cuore gli rendo grazie. Il Signore è la forza del suo popolo e rifugio di salvezza per il suo consacrato» [4].
Non so dirti perché questo silenzio sia arrivato proprio ora, né quando si dissolverà, ma vedo che il tuo desiderio stesso di Lui è già un segno che Egli non ti ha lasciato cadere nel nulla. Spero che queste parole ti abbiano portato un po' di compagnia in questo momento di prova.