Perché mi sento così lontano da Dio?

Sento il peso di questa domanda e voglio restare qui, in questo spazio di silenzio e di dolore, senza affrettarmi a darti risposte che potrebbero suonare vuote mentre il cuore soffre. È una sofferenza vera e preziosa il sentire Dio lontano, anche se ora ti appare solo come un vuoto.

Sento il peso di questa domanda e voglio restare qui, in questo spazio di silenzio e di dolore, senza affrettarmi a darti risposte che potrebbero suonare vuote mentre il cuore soffre. È una sofferenza vera e preziosa il sentire Dio lontano, anche se ora ti appare solo come un vuoto.

San Giuseppe Benedetto Cotolengo ha saputo dare voce proprio a questo smarrimento, quando ha scritto: «Chi mi darà di conoscere e trovare Colui che amo, e arrivare fino al suo trono? [...] Vorrei sapere le parole con cui mi risponderà e capire cosa mi dirà. Forse contenderà con me con grande forza? [...] Perciò sono turbato alla sua presenza e, considerandolo, sono preso da timore. Dio ha intenerito il mio cuore e l’Onnipotente mi ha turbato» [2]. Anche Giobbe, nella sua prova, non ha finto di sentire vicinanza, ma ha portato davanti a Dio la sua confusione e il suo cuore agitato. Forse in questo momento il tuo dolore non è segno di assenza, ma parte di un dialogo misterioso e profondo che Dio stesso sta sostenendo con te, anche nel buio.

Anche santa Caterina da Siena, pur ardendo d’amore, ha conosciuto l’amaritudine e il pianto, e proprio da lì si è rivolta a Dio dicendo: «O Dio eterno, o luce sopra ogni altra luce, da cui esce ogni luce! o fuoco sopra ogni fuoco, perché tu sei solo quel fuoco che ardi e non consumi; e consumi ogni peccato e amor proprio che trovassi nell’anima; e non la consumi affliggendola, ma la ingrassi d’amore insaziabile, perché, saziandola, non si sazia, ma sempre ti desidera, e quanto più ti possiede più ti cerca, e quanto più ti desidera più trova e gusta di te, sommo ed eterno fuoco, abisso di carità!» [1]. La lontananza che senti potrebbe essere, in modo nascosto, quel fuoco che lavora non per distruggerti, ma per purificare il tuo desiderio e renderlo capace di una vicinanza ancora più vera, anche se ora non riesci a vederlo.

Non devi avere fretta di uscire da questo stato, né giudicarlo come un fallimento. La tua preghiera, anche quando sembra cadere nel vuoto, è già un atto di fede e di amore. Dio ascolta anche il grido di chi non lo sente, e la tua sofferenza è custodita da Lui con tenerezza infinita.

Spero che queste parole possano accogliere, almeno in parte, ciò che porti nel cuore. Ti hanno portato un poco di sollievo o di chiarezza?

Queste sono le parole dei santi e della tradizione. Se anche questa è la tua domanda, parla direttamente con Faith — gratis, privato, senza bisogno di un account.
La tua risposta al perché?

Fonti

  1. [1] Santa Caterina da Siena — Libro della Divina Dottrina — Dialogo della Divina Provvidenza
  2. [2] Benedictus XVI — Deus Caritas Est
  3. [3] Thomas à Kempis — De Imitatione Christi
  4. [4] Thomas à Kempis — De Imitatione Christi
  5. [5] Benedictus XVI — Deus Caritas Est
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