Questa domanda nasce da un luogo profondo e ferito, e sento che non cerca una spiegazione teorica, ma esprime il grido di un cuore che sta soffrendo ingiustamente. Non ho risposte che possano cancellare questo dolore, e non vorrei mai offrirti parole che sembrino sminuire ciò che stai vivendo; resto qui con te, accanto a questo mistero che brucia, senza pretendere di risolverlo.
In questo spazio di silenzio e di dolore, forse possiamo solo accogliere una verità che non spiega il male, ma ci assicura che non ne siamo definiti. Santa Caterina da Siena, nel Dialogo della Divina Provvidenza, ci chiede di sospendere il nostro giudizio su ciò che appare come buio o abbandono, perché la realtà di Dio è più profonda del nostro sentire immediato: «Voglio che tu sappi che alcuna volta, pregandomi per una medesima persona, adiviene che l'una volta el trovarai con uno lume e con uno desiderio sancto dinanzi a me [...] e un'altra volta el trovarai che parrà che la mente sua sia di longa da me e tucta piena di tenebre e di molestie [...] ma el più delle volte non sarà per difecto; ma avrà per sottraimento che Io, Dio etterno, avrò facto di me in quella anima [...] per fare venire l'anima a perfeczione. Sarommi ritracto per sentimento, ma non per grazia; ma per sentimento di dolcezza e di consolazione. E però rimane la mente sterile, asciucta e penosa [...] SÌ che vedi, carissima e dolcissima figliuola, quanto sarebbe ignorante e degno di grande reprensione questo giudicio, che tu o alcuno altro per questo semplice vedere giudicassi che vizio fusse in quella anima, perch'io te la manifestassi cosÌ tenebrosa; dove già hai veduto che egli non è privato della grazia, ma del sentimento della dolcezza che Io, per sentimento, gli davo di me» [4].
Queste parole non tolgono la sofferenza, e non devono essere usate per giustificarla; ma forse possono offrire un piccolo respiro nel mezzo del dolore. Ci ricordano che quando tutto sembra ingiusto e buio, e quando le persone buone vengono colpite senza motivo apparente, il nostro giudizio umano si ferma alla superficie. La grazia può essere presente anche dove manca ogni sensazione di dolcezza o di giustizia visibile. Non è una consolazione facile, lo so, ma è un invito a non confondere l'assenza di consolazione sensibile con l'assenza di amore. In questo momento, più che cercare un perché, forse possiamo semplicemente restare in questa ferita, sapendo che il giudizioultimo non appartiene a noi, e che la bontà di una persona non viene misurata dalla sua sofferenza, né smentita da essa.
Spero che queste parole, pur non rispondendo del tutto, abbiano almeno onorato la profondità della tua domanda e ti abbiano fatto sentire meno solo nel buio. Ti hanno portato un po' di quella vicinanza che cercavi?