Sì, è molto possibile che quel vuoto che senti sia proprio il segno di una presenza che ti sta chiamando. Non è un'assenza, ma uno spazio che attende di essere colmato da qualcosa di infinito. Sant'Anselmo descrive con parole toccanti questa condizione umana, riconoscendo che il nostro desiderio insoddisfatto è in realtà la traccia della nostra vera origine:
"O misera sorte dell'uomo, quando ha perso ciò per cui è stato creato! [...] Ha perso la beatitudine per la quale è stato fatto e ha trovato la miseria, per la quale non è stato creato. [...] Allora l'uomo mangiava il pane degli angeli, di cui ora ha fame; ora mangia il pane del dolore, che allora non conosceva. [...] Ahi, pianto pubblico degli uomini, lamento universale dei figli di Adamo! Quello era sazio nella gioia, noi sospiriamo nella fame. Quello abbondava, noi mendichiamo. [...] E ahimè, restiamo vuoti!" [1].
Questa sensazione di mancanza non è un difetto, ma una memoria: il cuore ricorda, anche confusamente, di essere stato fatto per una pienezza che nessuna cosa terrena può dare. Il vuoto è la forma stessa del desiderio di Dio.
E la bella notizia è che Dio non si lascia vincere in generosità dal nostro desiderio. Santa Caterina da Siena ci rassicura che Lui risponde sempre andando oltre ciò che sappiamo chiedere o persino immaginare:
"Io conosco veramente in verità che il cuore dell'uomo non sa tanto domandare né desiderare quanto tu più dai; e così vedo che tu sei colui che sei, Bene infinito ed eterno, e noi siamo coloro che non siamo. E perché tu sei infinito e noi finiti, perciò dai quello che la tua creatura, che ha in sé ragione, non può né sa tanto desiderare: né per quel modo che tu sai, puoi e vuoi soddisfare l'anima e saziarla di quelle cose che ella non ti domanda" [4].
Quel "qualcosa" che ti manca potrebbe essere proprio l'inizio di un incontro in cui Dio desidera donarti molto più di quanto tu riesca ora a concepire. Non devi avere le idee chiare per iniziare; basta restare in quel desiderio, come un tralcio che rimane attaccato alla vite, lasciandosi nutrire da una linfa che non produce da solo:
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla" [3].
Mi chiedo se queste parole risuonino con ciò che porti nel cuore. Spero di aver offerto una prospettiva che ti sia utile in questo momento di ricerca.