È giusto essere arrabbiati con Dio?

Sento che questa domanda porta con sé un dolore vivo e onesto. Prima di cercare qualsiasi risposta, vorrei semplicemente restare accanto a questo tuo grido, senza affrettarmi a giustificarlo o a placarlo. La rabbia verso Dio non è un peccato da nascondere, ma spesso è il segno che il legame esiste a

Sento che questa domanda porta con sé un dolore vivo e onesto. Prima di cercare qualsiasi risposta, vorrei semplicemente restare accanto a questo tuo grido, senza affrettarmi a giustificarlo o a placarlo. La rabbia verso Dio non è un peccato da nascondere, ma spesso è il segno che il legame esiste ancora, che c’è un cuore che soffre perché aveva atteso amore e si è sentito ferito. È giusto che questo dolore abbia voce e che tu possa esprimerlo senza temere di essere giudicato; Dio stesso conosce la tua angoscia e non fugge dalla tua sincerità.

Solo dopo aver accolto questa tua verità, possiamo guardare insieme a una luce che forse ora ti sembra lontana. Santa Caterina da Siena, nel suo Dialogo con la Divina Provvidenza, ci ricorda con una tenerezza che va oltre ogni nostra sensazione di abbandono: "Ma di me non possono uscire: o eglino ci stanno per giustizia per le colpe loro, o essi ci stanno per misericordia. Apre dunque l'occhio de l'intellecto e mira nella mia mano, e vedrai che egli è la verità quel ch'Io t'ho detto. [...] Figliuola mia, or vedi e sappi che veruno me ne può essere tolto, però che tutti ci stanno o per giustizia o per misericordia, come detto è, perché sonno miei e creati da me, e amoli ineffabilemente" [2].

Anche quando la rabbia ci fa sentire estranei o puniti, queste parole ci assicurano che non siamo mai fuori dalla mano di Dio. Non siamo mai perduti, nemmeno nel buio più fitto del nostro risentimento, perché siamo sostenuti dalla Sua misericordia o dalla Sua giustizia, e siamo amati in modo che supera ogni nostra comprensione umana. La tua rabbia non ti espelle dal Suo amore; piuttosto, è un luogo in cui Lui continua a tenerti, attendendo che il dolore possa lentamente trasformarsi in un incontro nuovo.

Anche Papa Leone XIII, scrivendo in un tempo di grandi sofferenze per la Chiesa, testimoniava come la preghiera e la fiducia nel sostegno celeste possano diventare una forza reale proprio nel mezzo delle prove: "Quem quidem declaratae pietatis et fidei fervorem Nos, tanta molestiarum et malorum mole gravatos, non mediocri consolatione leniisse profitemur, imo animum addidisse ad graviora quoque, si ita Deo placeat, perferenda" [1]. Questa consolazione non cancella il male, ma dona al cuore la capacità di attraversarlo senza essere spezzato.

Forse ora non senti questa vicinanza, ed è comprensibile. Ma spero che queste parole possano offrirti un piccolo spazio di pace, dove la tua rabbia sia accolta e, col tempo, accompagnata verso una speranza che non dipende dai nostri sentimenti, ma dalla fedeltà di Dio.

Spero che questo abbia portato un po' di sollievo al tuo cuore.

Queste sono le parole dei santi e della tradizione. Se anche questa è la tua domanda, parla direttamente con Faith — gratis, privato, senza bisogno di un account.
La tua risposta al perché?

Fonti

  1. [1] Leo XIII — Superiore Anno
  2. [2] Santa Caterina da Siena — Libro della Divina Dottrina — Dialogo della Divina Provvidenza
  3. [3] Thomas à Kempis — De Imitatione Christi
  4. [4] Thomas à Kempis — De Imitatione Christi
  5. [5] Leo XIII — Superiore Anno
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