Comprendo che questa domanda possa emergere con forza, specialmente quando l'intelligenza cerca certezze tangibili e la fede sembra chiedere un passo nel buio. Eppure, mi chiedo se la tradizione non ci offra una prospettiva diversa, dove il credere non è l'abbandono della ragione, ma piuttosto il suo compimento e la sua conferma.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma con chiarezza che la fede e l'intelligenza non sono nemiche: «L'intelligenza umana ha certamente in se stessa la capacità di trovare una risposta alla domanda sulle origini. L'esistenza di Dio Creatore può essere con certezza conosciuta tramite la luce della ragione naturale attraverso le sue opere, sebbene questa conoscenza sia spesso oscurata e deformata dall'errore. Per questo motivo la fede conferma e illumina la ragione nella retta intelligenza di questa verità» [4]. La fede, dunque, non chiede di essere stupidi, ma offre una luce che aiuta la ragione a vedere oltre i propri limiti, senza annullarli.
Anche Sant'Anselmo, che dedicò la sua vita a cercare il volto di Dio con il rigore del pensiero, non partì dalla rinuncia all'intelletto, ma dalla preghiera affinché la mente potesse comprendere ciò che già credeva, scrivendo: «Tu dunque, o Signore, che dai la fede e l'intelligenza, concedimi di capire, per quanto sai che è utile, che tu esisti come crediamo e che sei ciò che crediamo. E infatti crediamo che tu sia qualcosa di cui non si può pensare nulla di maggiore» [3]. Per lui, persino il dubbio o la negazione di Dio passano necessariamente attraverso l'intelletto, perché per dire "non c'è Dio" bisogna pur averne formato il concetto nella mente; la fede, allora, è il cammino dell'intelligenza che cerca di aderire a quella realtà che intuisce essere la più grande di tutte.
Forse, allora, ciò che talvolta percepiamo come debolezza non è l'atto di credere in sé, ma la fatica di riconoscere che non siamo noi il centro e la misura di tutto. Il Catechismo suggerisce che la vera prova della fede si gioca spesso in questa umiltà di fondo: «La tentazione più frequente e più nascosta è la nostra mancanza di fede. Questa si esprime meno in un'incredulità dichiarata che in una preferenza di fatto. [...] In tutti i casi, la nostra mancanza di fede rivela che non abbiamo ancora la disposizione di umiltà del cuore: "Senza di me non potete far nulla"» [2]. Non è stupidità, ma la difficile e lenta educazione a confidare in Qualcuno che ci precede e ci sostiene.
Spero che queste riflessioni abbiano accolto la tua onestà intellettuale e risposto al cuore della tua domanda.