Comprendo quanto possa sembrare alta e persino irraggiungibile questa meta quando il dolore è ancora così vivo. Il perdono non è un sentimento che si possa produrre a comando, né significa cancellare la memoria di ciò che è accaduto; forse la via diventa più percorribile se la si guarda non come uno sforzo solitario della tua volontà, ma come un cammino in cui ti lasci sostenere dalla misericordia che hai ricevuto tu stesso.
Sant'Agostino, riflettendo sulla sua stessa fragilità e sulla guarigione interiore, scriveva: «A te, Signore, attribuisco e alla tua misericordia il fatto che hai sciolto i miei peccati come ghiaccio. A te attribuisco anche tutto il male che non ho commesso. Che cosa infatti non avrei potuto fare, io che ho amato il male anche quando era gratuito? Confesso che tutto mi è stato perdonato, sia i mali che ho commesso di mia spontanea volontà, sia quelli che non ho commesso grazie alla tua guida. Chi mai, considerando la propria infermità, oserebbe attribuire alle proprie forze la castità e l'innocenza, così da amarti di meno, quasi che la tua misericordia, con cui doni i peccati a chi si converte a te, gli sia stata meno necessaria? Chi infatti, chiamato da te, ha seguito la tua voce ed ha evitato quelle cose che io, ricordandole e confessandole, racconto di me stesso, non derida me che sono stato sanato da quel medico dal quale a lui è stato concesso di non ammalarsi, o piuttosto di ammalarsi di meno, e perciò ti ami altrettanto, anzi ancor di più, poiché attraverso colui dal quale mi vede liberato da così grandi languori dei miei peccati, vede se stesso non implicato in così grandi languori di peccati» [1]. Questa testimonianza ci ricorda che il perdono che riusciamo a offrire nasce sempre dalla consapevolezza di essere stati, a nostra volta, guariti e sostenuti; non è una forza che estraiamo da noi stessi, ma un riflesso di quella misericordia che ci ha preceduti.
Forse puoi iniziare a intravedere una possibilità proprio qui: il perdono non ti chiede di giustificare il male subito o di fingere che non sia accaduto, ma di affidare quella ferita a Quel medico divino che conosce la tua infermità e desidera sanarti, liberandoti dal peso di dover guarire da solo. Santa Caterina da Siena descrive questo processo come un'offerta fatta con amore, in cui il dolore viene trasformato: «Vi dico che dovete offrire a me il vaso delle molte fatiche attuali per qualunque modo Io ve le concedo; non eleggendo voi né luogo né tempo né fatiche a modo vostro, ma a mio. Ma questo vaso debba essere pieno, cioè portandole tutte con affetto d'amore e con vera pazienza; portando e sopportando i difetti del prossimo vostro con odio e dispiacimento del peccato. Allora si trovano queste fatiche (le quali ti ho posto come un vaso) piene dell'acqua della grazia mia, la quale dà vita all'anima» [3]. Non ti viene chiesto di svuotare il vaso del tuo dolore con le tue sole mani, ma di permettere che, nell'affetto e nella pazienza, quel vaso venga riempito di una grazia che sola può dare vita all'anima e trasformare il peso in offerta.
Chiedersi "come" perdonare è già un passo di verità e di speranza; non devi avere subito la risposta completa, ma solo la disponibilità a lasciare che sia Lui, passo dopo passo, a mostrarti la strada, sostenendo la tua volontà con la sua misericordia. Spero che queste parole possano offrirti un primo, gentile appoggio nel cammino che hai davanti; ti hanno portato ciò di cui avevi bisogno in questo momento?