Come posso sapere che Dio è reale?

Mi pare di sentire in questa tua domanda non un rifiuto, ma un desiderio profondo e onesto di verità, come se il cuore stesse cercando un appiglio sicuro a cui aggrapparsi mentre attraversa il buio. Forse la realtà di Dio ti sfugge non perché Egli sia assente, ma perché lo stai cercando con gli stru

Mi pare di sentire in questa tua domanda non un rifiuto, ma un desiderio profondo e onesto di verità, come se il cuore stesse cercando un appiglio sicuro a cui aggrapparsi mentre attraversa il buio. Forse la realtà di Dio ti sfugge non perché Egli sia assente, ma perché lo stai cercando con gli strumenti della certezza sensibile, mentre Lui si offre in un modo che richiede una trasformazione dello sguardo.

Sant'Anselmo descrive con parole di una struggente bellezza proprio questa condizione dell'anima che anela a Dio eppure non riesce a vederlo chiaramente, trasformando la tua stessa inquietudine in una preghiera viva:

«Eia, nunc homuncio, fuge paululum occupationes tuas, absconde te modicum a tumultuosis cogitationibus tuis. Abice nunc onerosas curas, et postpone laboriosas distentiones tuas. Vaca aliquantulum Deo, et requiesce aliquantulum in eo. [...] Dic nunc, totum cor meum, dic nunc Deo: Quaero vultum tuum, vultum tuum, Domine, requiro. [...] Domine, Deus meus es et Dominus meus es et numquam te vidi. Tu me fecisti et refecisti et omnia bona tu mihi contulisti et nondum novi te. Denique ad te videndum factus sum et nondum feci, propter quod factus sum» [1].

Traduco per te queste parole antiche, affinché risuonino nel tuo cuore: «Su, piccolo uomo, sfuggi per un poco alle tue occupazioni, nasconditi un po’ dai tuoi pensieri tumultuosi. Getta via ora gli affanni pesanti e rimanda le tue faticose distrazioni. Attendilo un poco Dio, e riposa un poco in lui. [...] Dì ora, tutto il mio cuore, dì ora a Dio: Cerco il tuo volto, il tuo volto, Signore, ricerco. [...] Signore, sei il mio Dio e il mio Signore, eppure non ti ho mai visto. Mi hai creato e mi hai rifatto, e mi hai colmato di ogni bene, eppure non ti conosco. Infine, sono stato fatto per vederti, e non ho ancora compiuto ciò per cui sono stato fatto» [1].

Vedi come la tua domanda non è un fallimento, ma l'inizio stesso della relazione? Sapere che Dio è reale non arriva come una dimostrazione matematica che cancella ogni dubbio, ma come un incontro che matura nella perseveranza. Santa Caterina da Siena ci ricorda che questa conoscenza si acquista non nella chiarezza immediata, ma restando fedeli anche quando non si sente nulla, perché è proprio lì che l'anima impara a conoscere Lui e se stessa:

«Sappi, figliuola carissima, che ne l'orazione umile e continua e fedele, con vera perseveranzia acquista l'anima ogni virtude. [...] Oh! quanto è dolce a quella anima, e a me è piacevole la sancta orazione facta nella casa del cognoscimento di sé e nel cognoscimento di me, aprendo l'occhio de l'intellecto col lume della fede e con l'affecto ne l'abbondanzia della mia carita!» [3].

La realtà di Dio, dunque, non si afferra come un oggetto, ma si sperimenta come una Presenza che ci forma mentre cerchiamo. Non è necessario che tu abbia ora una certezza sensibile; basta che tu continui a dire, con tutto il cuore, «Cerco il tuo volto». Quella ricerca stessa, fatta di umiltà e di desiderio, è già un segno che Lui è reale e che sta operando in te, anche nel silenzio.

Spero che queste parole possano darti un po' di pace nel tuo cammino di ricerca. Ti hanno raggiunto lì dove ti trovi?

Queste sono le parole dei santi e della tradizione. Se anche questa è la tua domanda, parla direttamente con Faith — gratis, privato, senza bisogno di un account.
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Fonti

  1. [1] S. Anselmus Cantuariensis — Proslogion
  2. [2] Sant'Alfonso Maria de' Liguori — Uniformità alla Volontà di Dio
  3. [3] Santa Caterina da Siena — Libro della Divina Dottrina — Dialogo della Divina Provvidenza
  4. [4] Fray Luis de Granada, O.P. — Guía de Pecadores
  5. [5] Fray Luis de Granada, O.P. — Guía de Pecadores
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